La BTO2011 vista da uno studente

Uno studente. Peggio, un laureando. E quindi un potenziale disoccupato.
Vivere un’esperienza come la BTO2011, così ricca di spunti e idee, vale molto piu’ di qualsiasi altro oggetto che rientri nella categoria “Relax-Intrattenimento”.

Riccardo luna
Ambientazione suggestiva; il giusto mix tra formalita’ e non; e migliaia di amanti del web e del turismo.
In meno di 48 ore si ha la possibilita’ di conoscere di persona i propri influencer (Klout docet) e poter avere risposte in tempo reale direttamente o addirittura essere retwittati (ci sono poi casi unici come quelli di Ivo Riccio, menzionati da Gianluca Diegoli).
In una giornata si riescono a materializzare tutti quegli avatar e a scoprirne di nuovi, altrettanto stimolanti e pieni di idee.

Un’ora di BTO2011 può equivalere anche a 2 o 3 corsi universitari. Non tanto per il quantitativo di contenuti “appuntabile”; ma, piuttosto, grazie al valore dello speaker che successivamente si potrá seguire su Twitter, nella pagina fan di Facebook, in Slideshare (qui tutte le slide di BTOEducational). E se tutto ciò non bastasse, questi contenuti con il tempo si arricchiranno di commenti al quale lo stesso speaker rispondera’, stimolando la conversazione.

Quello che un laureando/potenzialedisoccupato vorrebbe vedere nelle prossime edizioni di BTO sono degli speed-date fatti anche a mo’ di reclutamento (chissa’ quante di quelle aziende avrebbero bisogno di giovani, questo il primo pensiero che ho avuto).

Articolo elba uva 2011E magari degli workshop dove esperti si uniscono a principianti per fare del sano brainstorming.

Un grazie va a Robert Piattelli che mi ha permesso l’accesso all’evento; a Ivo Riccio, Robi Veltroni e tutti gli altri che stanno costruendo un futuro differente per l’Italia.

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Il primo giorno di #elbauva2011

L’ultimo manipolo di blogger è appena sbarcato a Portoferraio. 16km, 29 minuti: questa la distanza tra noi e la Festa dell’Uva di Capoliveri. Tra curve a ripetizione ed un fitto verde, seguiamo lo svolgimento dei primi giochi sui vari social network:

Fosso fortezza baluardo torre classifica dei tinelli #elbauva2011 @Robiveltroni

620 gr d’uva mangiati. Te del Baluardo sei ufficialmente il mio nuovo idolo. #elbauva2011 @laciccina

Giungiamo in Piazza Matteotti, per l’occasione con wi-fi e geolocalizzata, in tempo per la gara di pigiatura e

Le ragazze del rione Torre: 61 chili e 600 grammi “zampicati”. Sono i vincitori della gara. Complimenti J #elbauva2011 @vivocapoliveri

Rimane la sfida decisiva: la gara delle botti. Mi nascondo dietro al presentatore che descrive la partenza grazie alle indiscrezioni che giungono dal pubblico. Sembra ci sia parità tra il Fosso e la Torre. Si inizia a vedere movimento verso l’altro lato della piazza. Una botte viene spinta da un giovane, con indosso un foulard verde: il Fosso è primo. E si aggiudica gara e giornata.

Mentre la piazza si svuota, allo stand dei blogger ci si saluta, qualcuno si rifocilla con biscotti e vino, altri twittano le ultime impressioni.

Prima di rientrare, 4 prescelti vengono “n’sellati”. Mi conducono, in compagnia della marchigiano-spagnola Maria😉, verso il rione assegnatomi: il Baluardo. Entrati da un cancello di legno che marca bene i confini tra i vari rioni, l’allestimento non è ancora completato ma predomina il rosso amaranto e, oramai a notte inoltrata, ci si riposa tra un bicchiere di vino e una chitarra accompagnata da una voce, stanca dalla giornata di preparativi.

Veniamo guidati in uno stanzino dove delle donne, dallo sguardo serio e guardingo, sedute a ferro di cavallo su delle sedie rimediate, fumano e discutono gli ultimi dettagli: attendono i figuranti che per la domenica dovranno essere vestiti per la sfilata.

In pochi secondi un sorriso sincero compare nei loro volti e veniamo invitati a farci avanti: in un lampo sono con un pantalone ed una camicia in mano, mentre una signora anziana approva il vestito di Maria ed un’altra mi sorride soddisfatta. Provo a fare delle domande ma vige il segreto “di rione”.

Ecco che la voce roca di un uomo si avvicina alla stanza; ci sarebbe bisogno di braccia domenica mattina, per mettere a puntino la scenografia. Caldamente invitati ad essere presenti fin dalle prime luci del mattino, accettiamo.

Breve ma intensa la prima giornata della Festa dell’Uva: tutte le aspettative sono state mantenute e l’entusiasmo della folla ha contagiato tutti noi.

Per sapere cosa succederanno nelle prossime 48 ore seguite il social media team, coordinata da Officina Turistica, tramite l’hashtag #elbauva2011.

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Elbauva2011: vino e social media

Capita che ti ritrovi un venerdì sera, di un autunno che sembra più un’estate, a parlare di funzionalità ed estetica tra amici; di quella funzionalità che diviene estetica quando si parla di una vecchia cantina. Quella che tuo padre, nel frattempo, sta allestendo in vista della vendemmia che dopo poche ore prenderà inizio. Botti, damigiane, torchio, imbuti, “callà”, guanti, forbici: tutto deve avere un ordine. Ed è proprio in quell’eccesso di razionalità che viene fuori un’immagine dai tocchi artistici.

Ma i tuoi amici rimangono senza parole per un’altra storia. Quella che vede come protagonista ancora una volta il nettare del dio Bacco, insieme ad un gruppo di persone provenienti da varie zone d’Italia, unite dall’amore per la rete: il social media team di Capoliveri.

In occasione della Festa dell’Uva del comune elbano, il social media team accompagnerà per il II° anno consecutivo la tre giorni toscana a cui quest’anno avrò il piacere di partecipare, dopo averla corteggiata per mesi ed aver deciso di farla diventare parte della mia tesi di laurea specialistica.

La troupe di blogger sarà coordinata da Officina Turistica ed avrà il piacere di assistere alla disfida che animerà l’intera manifestazione e che vedrà come protagonisti i quattro rioni del comune di Capoliveri: Torre,Fortezza,Fosso e Baluardo.

Il papà del team rimane Robi Veltroni; Ivo Riccio e Serena Puosi ho avuto il piacere di conoscerli. Rimangono da scoprire Francesca Turchi, Daniela Milanesi, Eleonora Tramonti, Enzo Ferrari, Eleonora Zingoni ed i fotografi Alessandro Beneforti e Tommaso Galli.

Questo il calendario completo dell’evento.

Descriveremo in diretta, attraverso l’hashtag elbauva2011, tutti gli eventi che andranno a comporre la XVI edizione della festa principe del comune di Capoliveri: seguiteci o, ancora meglio, venite all’Elba!

Se non sono stato sufficientemente convincente, spero che questo video elimini ogni dubbio😉

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Criticare con…”compassione”

Queste giornate sembrano non finire mai. Un flusso continuo di incontri, riflessioni, appuntamenti da spostare per il sopraggiungerne di nuovi.

Se nel weekend trovo il tempo per andare a barca in vela o incontrare fisicamente i compagni di “frequenza” – Caterraduno – il resto della settimana scorre veloce tra gioie e insicurezze.

Ultimamente mi sono trovato di fronte a delle scelte piuttosto importanti.

Quello che mi ha colpito è stato il modo in cui ho affrontato delle critiche e, allo stesso tempo, vedermi criticare l’operato di alcuni colleghi.

Cercando degli spunti per gestire in futuro questi momenti delicati, l’Harvard Business Review suggerisce alcune tecniche:

1. Chiedere permesso. Inizia con “Posso dirti una cosa?”. E’ una domanda di cortesia e da tempo a chi dovrà ricevere “il consiglio” per prepararsi.

2 Essere diretti e onesti. Non camuffare le critiche con complimenti e riconoscimenti. Troppi giri di parole stancano.

3. Dare feedback negativi frequentemente. Se non si è abituati a commentare, quando è il momento di farlo verremo percepiti come dei “negativi”.

E’ importante dire ciò che si pensa alle persone interessate (le cose positive come quelle scomode). Il silenzio e il servilismo non costruiscono la cultura onesta e aperta di cui oggi c’è bisogno, per non rimanere ancorati a schemi passati e con il rischio di non poter esprimersi per quello che si è. Tutto…senza esagerare…

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Facebook Studio: il laboratorio

Sono passati due mesi da quando Facebook ha lanciato Facebook Studio, la comunità on-line per professionisti (e non) del marketing, della comunicazione e della pubblicità. Uno spazio dove poter condividere esperienze, casi, campagne e apprendere, soprattutto per chi come me ha ancora molto da scoprire.
Anche se credo sia presto per valutare l’esito dell’iniziativa, la realtà è che ogni giorno cresce il numero di chi decide di entrar a far parte di questa sub-community; cosi come continuano a proliferare idee e spunti validi e di riferimento.
Attualmente offre quattro servizi principali:

Gallery, dove pubblicare lavori, fare o ricevere commenti e ottenere premi e manzioni, in funzione dei voti attribuiti dai profili

Agency Directory, un posto dove sono presenti le agenzie, che pubblicano le informazioni basiche inerenti la loro struttura. E dove è possibile trovare annunci interessanti!

Learning Lab, con materiale per imparare ad utilizzare Facebook nel mondo della comunicazione e marketing

– e l’ultimo è What’s New, con le ultime info e novità sulla piattaforma stessa

Credo sia sufficiente dargli un’occhiata per capire il potenziale che ha questo servizio offerto dal colosso sociale, soprattutto se siamo interessati al mondo della comunicazione e dei social network. Io, ad esempio, lo apro la mattina, dopo aver letto il Post😉

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Il convio del cavatore

Dopo aver visitato la cava di Calamita, nuovamente in compagnia dell’instancabile Filippo, abbiamo trascorso il sabato nel centro di Capoliveri per vivere un altro spaccato dell vita degli “omini della vena”: il convio.

Il social media team si e’ riunito nel tardo pomeriggio in Piazza La Vantina dove alcuni figuranti – tra loro alcuni ex minatori – intonavano “La Romanza del Cavatore”versi malinconici che accompagnavano il lento andare di questi uomini verso la miniera. Era abitudine, infatti, alzarsi alle quattro del mattino e, in cammino con le torce accese, ricordare la fatica e la sofferenza che avrebbe caratterizzato l’intera giornata, sotto il sole cocente a Calamita o al buio nelle gallerie del Ginevro.

Accompagnata la cantilena lungo le vie del borgo, ricco di scorci incantati, siamo giunti a Piazzale Matteotti: lì ad attenderci c’era una lunga tavola, bandita con una semplice tovaglia e delle candele, che divideva da un capo a l’altro l’intera piazza. I turisti mescolati ai cittadini erano gia’ seduti e pronti per degustare il Convio del Cavatore. Senza pensarci due volte, il Social Media Team ha fatto razzia di ogni piatto.

Polpo lesso o stufato con le patate, sburrita di baccalà, zuppa di verdura e uova, salsicce e fagioli, panzanella, tonnina cipolla e pomodoro, schiaccia briaca e ovviamente tanto vino. Queste erano le pietanze che le donne dei minatori preparavano ogni giorno: componevano la “colazione”, ossia la pausa delle 10, e la cena. Il vino rendeva il lavoro meno faticoso mentre il cibo ricco di grassi dava l’energia necessaria per l’intera giornata di lavoro.

Piatti poveri, non ricercati ma nutrienti e ricchi di speranza. I colori erano quelli della natura: sfumavano dai toni accesi della panzanella a quelli smorti e cupi della schiaccia briaca – dolce a base di farina, uva secca, pinoli, mandorle, Aleatico e – dipendendo dalla zona – alchermes.

A differenza di quanto si possa immaginare, in quegli anni la pesca non era sviluppata ed il tempo per farlo era poco. Per portare velocemente a casa qualcosa con cui sfamarsi,veniva usata la dinamite sottratta in miniera e, fatta esplodere a ridosso della spiaggia, si raccoglievano i pesci morti. Inoltre il cinghiale, oggi presente sui monti elbani, e’ stato importato di recente.

Questi piatti poveri oggi sono stati riscoperti anche da alcune aziende del posto che hanno sposato la filosofia del km0 e della rivalutazione della cosiddetta “cucina povera”. Abbiamo avuto la fortuna di degustarli durante la serata alla miniera del Ginevro, dopo lo stupendo concerto del quartetto Euphoria.

Sazi, ci siamo fermati a parlare con i commensali, mentre nel frattempo si univano anche i minatori. Il cielo era limpido e nella piazza si respirava aria di festa: gli ex minatori, armati di camicie a scacchi e fiaschetto di vino, avevano gli occhi lucidi e raccontano a turisti e giovani aneddoti e avventure del loro passato.
Si concludeva, cosi, la terza giornata della Festa del Cavatore.

Ancora una volta voglio ringraziare i compagni di ventura – IvoSerena e Alessandro – per la collaborazione e lo spirito con cui hanno affrontato l’intera manifestazione.

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Le prime 24 ore da blogger a Capoliveri

Apro gli occhi. Il comandante di bordo mi avvisa che siamo arrivati all’Isola d’Elba e tutti i passeggeri sono gia’ scesi. Raccolgo in tutta fretta i bagagli e mi avvio verso l’uscita del traghetto.

L’accoglienza e’ impeccabile. Lì ad aspettarmi c’è il social media team della Festa del Cavatore di Capoliveri: Ivo e Serena. Iniziamo subito a lavorare sul motore centrale: lo stomaco! La scelta cade sul Pepenero, ristorante molto ben curato, dove assaggiamo delle ottime linguine di vongole e cozze tritate con una punta di curcuma. Prima di andare a ricaricare le batterie, non solo dei nostri smartphone, respiriamo il borgo elbano di notte: un buon bicchiere per riscaldare le ventose vie del centro e due chiacchiere in allegria.

Dopo aver passato la notte in compagnia del dolce ritmo delle onde, mi affaccio dal balcone ed uno splendido panorama inaugura il primo giorno della Festa del Cavatore di Capoliveri.

Il programma prevede la visita alla miniera di Ginevro, chiusa nell’81 e divenuta attrazione turistica. Guidati da un ex minatore, Filippo Boreali, il social media team al completo (nel frattempo ci ha raggiunto anche il fotografo Alessandro Beneforti) si addentra nei meandri delle gallerie, profonde 60 metri.

Poca luce, roccia che trasuda acqua in continuazione, forte odore di ferro e pareti oscure che lasciani immaginare le vite ed i volti di chi l’ha “coltivata” (nome usato dai minatori per descrivere l’estrazione dei minerali).

Forza e sofferenza sono sullo stesso binario. “Fine dei vagoni, fine dei polmoni”: la nostra guida descrive così l’impegno che affrontava quotidianamente. Ci racconta che ogni giorno doveva avanzare almeno un metro e, per farlo, la testa era tutta sull’obiettivo: portare a casa da mangiare. I metri in più erano cottimizzati e con quei soldi il sabato ci si poteva permettere una zuppa ed un uovo sodo.

Per uscire risaliamo la discenderia – il tunnel che collega i vari livelli – e appena fuori  gli occhi fanno fatica ad adattarsi nuovamente alla luce.

La miniera è un posto che stimola fortemente il tatto e l’olfatto ma ancor più l’immaginazione. Devo ringraziare Filippo per averci accompagnato e reso partecipi di un pezzo di storia capoliverese.

Ora mi godo il tramonto dalla spiaggia di Pareti, aspettando il secondo giorno della Festa del Cavatore #fdc2011 e la visita alla miniera di Calamita.


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